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Percorsi sostenibili
L’assedio del 1800

L’assedio del 1800

Percorso a “stazioni” sui luoghi dell’assedio. Il procedere del racconto non segue un filo temporale essendosi svolti i fatti su di un fronte molto ampio e lungo tutti i due mesi dell’assedio. Percorreremo in bici circa 50 km lungo tutto il perimetro dell’assedio fermandoci nelle varie stazioni per narrare avvenimenti che hanno riguardato quei luoghi. Per far questo utilizzeremo gli scritti di chi ha vissuto l’assedio ed in particolare dello svedese Jacob Christiannson Graberg che viveva a Genova ed in quegli anni era segretario particolare del ministro svedese Lagesvàrd. E’ forse il cronista più imparziale dei diversi narratori in quanto di nazionalità diversa dalle parti in conflitto.

Stazione 1 – Piazza De Ferrari
Introduzione

Anno 1800. L’Europa è in guerra, l’esercito francese guidato dal generale Napoleone Bonaparte ha più volte sconfitto le diverse alleanze ma con la campagna egiziana commette il suo primo grande passo falso. Due anni prima in un’apocalittica battaglia navale nella baia di Abukir il lord Ammiraglio Orazio Nelson infligge una sonora sconfitta alla flotta napoleonica riaprendo i giochi nell’intero scacchiere strategico europeo. Napoleone rimane bloccato un anno in Egitto, nel frattempo l’alleanza anti francese sfonda in Italia, i russi conquistano Milano e gli austriaci si avvicinano a Genova rimasto l’unico baluardo napoleonico oltre il territorio francese. Napoleone ha bisogno di tempo per riorganizzare il suo esercito, la Repubblica, “riformata” dai francesi non senza problemi doveva resistere. Bonaparte invia un suo fedelissimo, il nizzardo Andrè Massena che il 10 febbraio entra con le sue truppe nella città, prende alloggio nel palazzo di Ambrogio Doria in piazza S. Domenico (l’attuale De Ferrari) e si prepara a vendere cara la pelle. Una curiosità: il palazzo Ambrogio Doria nell’attuale Piazza De Ferrari al civico 3 nel 1826 verrà acquistato da Andrea De Ferrari che dopo pochi anni lo destinerà ad abitazione per suo figlio Raffaele e la di lui moglie Maria Brignole Sale futuri duchi di Galliera.

Stazione 2 – Poggio della Giovine Italia (Spianata della Cava)
Le batterie costiere ed il blocco navale

Genova viene assediata per mare e per terra. Soffermiamoci qui all’assedio dal mare. Gli inglesi guidati da Lord George Keith con i vascelli “Cormoran” e “Camaleon” ed altre unità più piccole come delle galere del regno di Napoli e delle barche cannoniere effettuano un blocco navale molto stringente non facendo passare le navi con i rifornimenti e bombardano quasi tutte le notti la città quando con il favore delle tenebre riescono ad avvicinarsi al porto. A contrastare l’assedio dal mare ci sono le batterie costiere della Strega (più o meno sul punto più alto dell’attuale Corso Aurelio Saffi), la batteria della Cava (dove ci troviamo ora), le batterie dei due moli, le batterie della Lanterna le quali però non hanno una gittata così lunga da creare una zona franca che consenta l’entrata e l’uscita di navi amiche dal porto. Gli inglesi bombardano tutto quello che è a tiro dei loro cannoni, persino le barche da pesca e questo è un problema per una città che vive anche del pescato. Merita di essere ricordato un valoroso corsaro genovese che è comunque riuscito a forzare il blocco. Tal capitan Giuseppe Bavastro, nato a Sampierdarena da madre genovese e padre spagnolo, marinaio sin dalla giovane età, era un ufficiale della Marina del Repubblica e combatté con Massena, suo amico di lunga data. Il 24 aprile riesce a forzare il blocco ed a portare a Genova l’aiutante di campo di Massena che porta notizie di vittorie dei francesi sul Reno ed in Savoia. Sul bastimento del Bavastro ci sono anche 800 sacchi di grano, purtroppo una goccia nel mare visto che bisognava sfamare 120.000 persone. Il Bavastro successivamente compì un’azione memorabile: Compì in quelle circostanze un’impresa dettatagli esclusivamente dal suo coraggio. Come detto ogni notte le navi inglesi andavano indisturbate a lanciare alcune bombe su Genova. Contro di esse Bavastro armò una vecchissima galea, la Prima, provvista di soli tre cannoni, prese una schiera di galeotti al remo e un equipaggio di coraggiosi, e attaccò una delle navi attaccanti in quella che fu quasi una missione suicida. Con le sue cannonate tagliò in due lo scafo inglese che si avvicinava alla città per il bombardamento notturno. Le navi inglesi che componevano il blocco, attaccarono immediatamente la vecchia galea. Ma le sue piccole dimensioni e l’agilità del capitano impedivano di centrarla, e furono costretti ad attaccare all’antica maniera dell’abbordaggio. Bavastro non fuggì e rimasto circondato continuò a combattere sinché poté, con un ultimo corpo a corpo sul suo ponte. La lotta durò ancora circa un’ora, ed il Bavastro infine si tuffò in mare, dove venne poco dopo recuperato da un gozzetto mandato a cercarlo dal generale Massena.
Nota: merita di essere letta su Wikipedia la vita di Giuseppe Bavastro https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Bavastro

Stazione 3 – Mura delle Cappuccine.
L’assedio di terra, la debolezza del fronte di levante.

Quando Massena arriva a Genova gli Austriaci erano già lungo le riviere. Massena fa costituire una linea difensiva che da Recco saliva a Sant’Alberto – Scoffera – Casella – Busalla – Borgo Fornari – Castagnola – Voltaggio – Bocchetta – Capanne di Marcarolo – Campoligure – Stella – Monte Negino – Savona. Questo però è un fronte troppo lungo per essere tenuto, basti pensare che i Francesi e la guardia nazionale genovese ammontavano a 15.000 effettivi contro 60.000 Austriaci e alleati. Ben presto i difensori ripiegano verso le mura. Il Graber parla delle mura, da ponente e da nord molto possenti e su di un terreno difficile da scalare e sopratutto lontano da altre alture nelle vicinanze. Così non si può dire invece per le mura di levante che al di là del Bisagno sono affiancate da alture troppo vicine. Questo fa sì che è necessario tenere i nemici lontano da queste alture presidiandole con trincee e fortini. E’ il caso di S. Tecla – Richelieu – Monte Ratti – Quezzi – Madonna del Monte. Nel 1800 i forti che vediamo oggi non erano ancora così ma erano delle più piccole fortificazioni trasformate successivamente dal regno sabaudo in quello c’è oggi proprio memori degli assedi del 1746 – 1747 e 1800.

Stazione 4 – San Giuliano
Albaro – il fronte di Levante 1

Tra il 29 ed il 30 aprile ci sono movimenti di truppe sul fronte di ponente tanto da impegnare le batterie del forte Tenaglie ma si tratta di un falso attacco. L’attacco vero e proprio incomincia a Sturla e vede la partecipazione delle navi inglesi. Alle ore 9 del 30 aprile gli imperiali occupano le alture del Monte Ratti e le trincee di Quezzi preparandosi ad attaccare il forte Richelieu, il Forte S. Tecla e la Madonna del Monte. Da Nord invece viene sferrato l’attacco al Forte Diamante ed ai due Fratelli. Gli Austriaci avanzano anche ad Albaro, occupano San Martino e si lanciano su San Francesco arrivando le avanguardie a circa 500 metri dal presidio, poi vengono respinte.

Stazione 5 – Via alla Chiesa di San Giorgio di Bavari
Valle Sturla – il fronte di Levante 2

Gli attacchi da levante provengono principalmente dal Monte Fasce dove si sono insediati gli assedianti. L’11 maggio Massena tenta una sortita a levante e riconquista il Monte Fasce fino a Cornua fa molti prigionieri e si impossessa anche dei loro viveri il che da un po’ di respiro alla città. Poi i francesi si ritirano ad Albaro e tentano altre sortite per procurarsi i viveri. Una di queste è verso Creto e la Val Polcevera ma non hanno successo e devono ritirarsi perdendo anche il generale Soult che viene ferito e fatto prigioniero. Quando Massena ne viene a conoscenza esclama: oggi ho perduto un amico e la vittoria.

Stazione 6 – Santuario N. Signora della Guardia di Bavari
Il Generale Assereto, i Viva Maria e le 800 scale di legno

Una corrente ostile ai Francesi e al nuovo ordinamento democratico avvenuto nel 1797 s’era subito manifestata in Liguria, e la sottomissione dei così detti Feudi imperiali non era stata forse così sincera ed unanime come si era creduto da principio. Infatti le cronache di quei tempi parlano di rivolte nella vallata del Bisagno, di occupazioni di palazzi nobiliari in Albaro, e della necessaria repressione di questi moti. Ma una delle località del territorio ligure in cui la resistenza ai Francesi fu più aspra e continuata fu la Val Fontanabuona, che ha per suo centro Cicagna; in essa si svolsero non pochi combattimenti accaniti e sanguinosi ad opera dei valligiani che al grido di “Viva Maria” assaltavano le truppe francesi. Colui che impersonò la rivolta delle campagne contro i Francesi fu un disertore dell’esercito nazionale ligure, il generale Luigi Domenico Assereto di famiglia originaria di Rapallo, che tutti gli storici dipingono come un uomo intrigante, verboso, smanioso di gradi e di onori, e di mediocre capacità. Già tempo addietro egli era riuscito con raggiri, vantando meriti acquistati in precedenza, ad ottenere dal generale Moreau il titolo di generale di brigata, ma poi essendo stato, a giusta ragione, accusato di connivenza col nemico, fu arrestato per essere condotto ad Antibes ed essere processato. Riuscì a fuggire e passò al campo nemico, accolto favorevolmente dagli Austriaci. Egli si era incaricato di sollevare le popolazioni delle campagne, specialmente nelle valli Scrivia e Polcevera, e a questo fine s’adoperò molto, senza però riuscire come avrebbe voluto, nonostante i suoi manifesti e i suoi appelli alla rivolta. Se, però, nelle altre vallate e località di campagna la sollevazione non fu così viva, nella Fontanabuona, lo spirito di ribellione perdurò per tutta la durata del blocco. Gli Austriaci ebbero negli abitanti di essa validi cooperatori alle operazioni di assedio. Il 30 aprile in un assalto al Monte Ratti e Quezzi, dove gli imperali furono respinti lasciando 400 prigionieri, i Francesi si impadronirono a Bavari di oltre 800 scale di legno fabbricate nella Fontanabuona, che dovevano servire per salire sulle mura di Genova.

Stazione 7 – Torre di Quezzi
Il Monte Ratti – Fronte di Levante 3

Come abbiamo visto nel fronte di Levante gli Austriaci erano sul Monte Fasce e su tutti i suoi crinali secondari e premevano verso la città. Tra di loro e la città ci stanno queste colline con il Monte Ratti, il più alto ed a scendere i crinali che si diramano verso San Martino, la Madonna del Monte e Quezzi. Sono tutte alture strategiche che sono presidiate dai francesi. Non tutti i forti che vediamo oggi erano già costruiti ma vi erano già dei campi trincerati. Esistevano, anche se più piccoli di quello che vediamo oggi, il Forte Richelieu ed il Forte di Santa Tecla. Il Forte Quezzi era in costruzione. Sul Monte Ratti e sui crinali di Quezzi vi erano dei campi trincerati e qui, specialmente il 30 aprile si è combattuto. Alle ore 9 del 30 aprile gli imperiali che arrivano dal Monte Fasce occupano le alture del Monte Ratti e le trincee di Quezzi preparandosi ad attaccare il forte Richelieu, il Forte S. Tecla e la Madonna del Monte. Da Nord invece viene sferrato l’attacco al Forte Diamante ed ai due Fratelli. Gli Austriaci avanzano anche ad Albaro, occupano San Martino e si lanciano su San Luca. Questo avviene dopo un finto attacco da ponente verso il Forte Tenaglie. Il Massena capito che il pericolo non arrivava da ponente ma da levante ordina di riprendere le postazioni perdute a levante. Avviene una controffensiva alla baionetta e complice anche la pioggia che incomincia a cadere alle 11 i Francesi riescono a riconquistare le trincee di Quezzi in un quarto d’ora ed al pomeriggio tutto il terreno perduto quella mattina viene riconquistato compresi i forti dei due Fratelli dove erano impegnate le truppe italiane cisalpine del generale Fantuzzi tra le quali militava Ugo Foscolo che veniva ferito in quell’occasione. Il Massena aveva bisogno di questa vittoria perché tra il popolo genovese serpeggiava il malcontento.

Stazione 8 – Salita Sant’Antonino
L’Acquedotto storico

Il 19 aprile incomincia a farsi sentire la mancanza di cibo in città. Mancava il grano e mancava anche l’acqua corrente per macinare quel poco ancora presente nei magazzini avendo il nemico tagliato gli acquedotti che rifornivano la città. Una caratteristica di tutti gli assedi quella di tagliare l’acqua agli assediati. Se andiamo a vedere all’interno delle mura della città qualche sorgente e rio c’era. Basti pensare a tutti quelli che scendono dal Righi e poi c’erano i pozzi e la stagione primaverile era tutt’altro che secca. Quindi il problema non era tanto la mancanza di acqua da bere ma la mancanza di forza motrice per i mulini. Basti pensare che in sostituzione vengono usati persino i macinini manuali da caffè.

Stazione 9 – Forte Begato (vista sulla città)
La mancanza di cibo

Il blocco totale per mare e per terra tagliò fuori tutti i rifornimenti e gli orti cittadini non sono all’altezza per sfamare tutta la popolazione, le scorte di grano si esauriscono, si produce il pane con i ceci, con le mandorle, con i semi di lino. Il costo degli ortaggi è inverosimile: una fava viene pagata due soldi, una fortuna per le economie di allora e certamente non a disposizione del “popolino” che soffre enormemente questa situazione. Per combattere la carestia in città e nei dintorni, Massena organizzò cucine all’aperto che fornivano zuppe di vegetali a chi non aveva neanche un fornello (molte persone, prive di tutto, dormivano nei porticati, sui sagrati delle chiese e lungo le “muragliette” che circondavano il porto); ricorse infine a dei “buoni” con cui i poveri venivano assegnati, nominalmente, a famiglie benestanti dalle quali ricevevano, ogni giorno, un po’ di aiuto per sopravvivere. Anche molti cosiddetti “ricchi” dovettero adattarsi a disperate ricerche di cibo, raccogliendo nei campi, a ridosso delle mura, erbe commestibili, nonché comprando dai contadini, a peso d’oro, persino i baccelli vuoti delle fave. Si scatenarono cacce a gatti e cani, si cucinarono topi e pipistrelli, divennero prelibatezze il miglio e la scagliola degli uccellini. Si denunciarono forme di speculazione e adulterazioni criminali. Nei palazzi si riducevano in farina, con macinini d’argento usati di solito per le spezie e per il caffè, scorte di grano conservate gelosamente e in gran segreto. Parve una ventata di follia il fatto che nella città, stremata, si diffondesse la vendita di confetti e zuccherini.

Stazione 10 – Certosa di Rivarolo
Il quartier generale imperiale

Tutta la Polcevera e invasa dagli Austriaci che sono acquartierati alla Certosa in Rivarolo. Un cronista anonimo dell’epoca dice: “In cima dello stradone vi è sentinella tedesca: in fondo dello stesso in S. Pier d’Arena sentinella francese”. Lo stradone non è altro che la strada che metteva n comunicazione Rivarolo con Sampierdarena corrispondente più o meno all’attuale Via Fillak.

Stazione 11 – Ponte di Cornigliano
La resa

Arrivati al primo giugno con questa situazione di carenza di provviste alimentari Massena pensa alla resa. Il 2 giugno manda il suo aiutante di campo maggiore Andrieux a Coronata dove si trova il campo nemico ed il tenente generale imperiale barone Otho. Lo invitano a pranzo a Cornigliano e discutono della resa configurandosi la possibilità di una capitolazione onorevole, anzi vantaggiosa. Si sparge la voce in tutta la città che non ne può più dell’assedio. Andrieux viene quindi inviato nuovamente il giorno successivo dal barone Otho con un membro del governo genovese tal avvocato Corvetto che non viene però ricevuto perché gli imperiali considerano il governo genovese come illegale perché scaturito da una rivoluzione. Andrieux ritorno’ dopo la mezzanotte con la capitolazione convenuta in tutte le sue parti e la presentò a Massena. Il 4 giugno Massena si reca a Cornigliano per accettare la capitolazione che viene firmata nella cappella che stava sul ponte. Quella cappella è stata demolita assieme al vecchio ponte nel 1903. Fu riedificata nel 1918 diversa dalla preesistente e quindi nuovamente demolita del 1998 a causa del rifacimento del ponte. Quella che vediamo oggi è stata costruita nel 2000.

Interessante leggere le condizioni della resa:

A R M A T A D ’ I T A L IA

Stato Maggiore Generale.

Negoziazione per l’ evacuazione di Genova dell’ala dritta dell’armata francese d’ Italia, tra il vice- ammiraglio lord Keith, comandante in capo la flotta inglese, il luogotenente generale barone D’Ott, comandante il blocco, e il generale in capo francese Massena.

Art. 1.
L’ala dritta dell’armata francese incaricata della difesa di Genova, il generale in capo, e il di lui stato maggio reusciranno con armi e bagagli per andare a raggiungere il centro della detta armata.

Risposta : L’ala dritta dell’esercito francese impiegata nella difesa di Genova uscirà in numero di 8.110 uomini, e prenderà la strada di terra per andare per la parte di Nizza in Francia. Il rimanente sarà trasportato per mare ad Antibo. L’ammiraglio Keith s’ obbliga di far somministrare a questa truppa la sussistenza in biscotto, secondo l’uso della truppa inglese: al contrario, tutti i prigionieri austriaci fatti nella riviera di Genova dall’armata di Massena nell’anno corrente saranno restiuiti in massa, in compensazione, essendo eccettuati quelli già cambiati ai termini del presente; nel rimanente l’ articolo primo avrà la sua piena esecuzione.

Art. 2.
Tutto ciò che appartiene alla detta ala dritta, tanto in artiglieria che in munizione, ed in qualunque altro genere, sarà trasportato dalla flotta inglese ad Antibo o al golfo Juan .

Risposta: Accordato.

Art. 3.
Tutti i convalescenti, e coloro che non ‘sono in istato di marciare, saranno trasportati per mare fino ad Antibo, e alimentati come nell’articolo primo.

Risposta: Saranno trasportati dalla flotta inglese, ed alimentati.

Art. 4.
I soldati rimasti negli ospedali di Genova vi saranno trattati come gli austriaci, ed a misura che saranno in istato di partire, saranno trasportati come è prescritto nell’articolo terzo.

Risposta : Accordato.

Art. 5.
La città di Genova ed il suo porto saranno dichiarati neutrali. La linea che determinerà la sua neutralità sarà fissata dalle parti contraenti.

Risposta: Questo articolo aggirandosi sopra degli oggetti puramente politici, non è in potere dei generali delle truppe alleate di dare qualsivoglia assenso; ciò non ostante i sottoscritti sono autorizzati a dichiarare che Sua Maestà l’ Imperatore essendosi determinato di accordare agli abitanti di Genova la sua augusta protezione, la città di Genova può essere assicurata che tutti gli stabilimenti provvisori, che le circostanze esigeranno, non avranno altro fine che la felicità e la tranquillità pubblica.

Art. 6.
L’indipendenza del popolo ligure sarà rispettata; alcuna potenza attualmente in guerra colla Repubblica Ligure non potrà fare alcun cangiamento nel di lei governo.

Risposta: Come all’articolo precedente.

A rt. 7.
Qualunque ligure che abbia esercitato, o eserciti attualmente delle funzioni pubbliche, non potrà essere ricercato per le sue opinioni politiche.

Risposta: Nessuno potrà essere molestato per le sue opinioni, nè per aver preso parte al Governo precedente all’epoca attuale. I perturbatori della pubblica tranquillità dopo l’ingresso degli Austriaci in Genova saranno puniti secondo le leggi.

Art. 8.
I Francesi, Genovesi ed Italiani domiciliati o rifugiati in Genova, potranno liberamente ritirarsi con tutto ciò che loro appartiene, sia in denaro, mercanzie, mobili, o qualunque altri effetti, tanto per via di mare che per quella di terra, in qualunque luogo stimeranno loro convenevole, e a questo effetto saranno dati loro dei passaporti che saranno valevoli per sei mesi.

Risposta: Accordato.

Art. 9.
Gli abitanti della città di Genova avranno libera comunicazione con le due riviere, e continueranno liberamente il commercio.

Risposta: Accordato come all’art. 5.

Art. 10.
Nessun paesano armato potrà entrare individualmente, nè in corpo, in Genova.

Risposta: Accordato.

Art. 11.
La popolazione di Genova sarà immediatamente approvvigionata.

Risposta: Accordato.

Art. 12.
I movimenti della evacuazione della truppa francese, che devono aver luogo conformemente all’articolo primo, saranno regolati nella giornata dai capi dello stato maggiore delle armate rispettive.

Risposta: Accordato.

Art. 13.
Il generale austriaco, comandante in Genova, accorderà tutte le guardie e scorte necessarie, per la sicurezza delle imbarcazioni degli effetti appartenenti all’armata francese.

Risposta: Accordato.

Art. 14.
Sarà lasciato in Genova un commissario francese, per la cura dei feriti ed ammalati, e per invigilare alla loro evacuazione sarà nominato un altro commissario di guerra, per assicurare, riunire, e distribuire le sussistenze della truppa francese tanto in Genova come in marcia.

Risposta: Accordato.

Art. 15.
Il generale Massena spedirà in Piemonte, o altrove, un ufficiale al generale Bonaparte, per prevenirlo dell’evacuazione di Genova, e sarà munito di un passaporto e salvaguardia.

Risposta : Accordato.

Art. 16.
Gli ufficiali di qualunque grado dell’armata del generale in capo Massena, fatti prigionieri di guerra dopo il principio delle ostilità nel presente anno, rientreranno in Francia sulla parola, e non potranno servire che dopo il loro cambio.

Risposta: Accordato.

Articoli Addizionali.
La porta della Lanterna ove si trova il ponte levatoio, e l’ ingresso del porto saranno consegnati a un distaccamento delle truppe austriache, e a due vascelli inglesi in quest’oggi 4 giugno, a due ore dopo mezzo giorno. Immediatamente dopo la firma saranno consegnati degli ostaggi da una e dall’altra parte.
L ’ artiglieria, munizioni, piani, ed altri effetti militari appartenenti alla città di Genova e suo territorio, saranno consegnati fedelmente dal commissario francese ai commissari dell’armate alleate.

Stazione 12 – Piazza Matteotti

Epilogo

Gli Inglesi, al contrario degli Austriaci che si comportarono bene, volevano portarsi via tutte le navi presenti nel porto e le artiglierie. Nel frattempo però giungeva la notizia che il 16 giugno Napoleone aveva sbaragliato le truppe dell’alleanza a Marengo e quindi gli Austriaci avevano firmato un accordo con i Francesi per il quale questi ritornavano in possesso di Piemonte, Lombardia, Liguria e Lucca. Alla fine i genovesi se la cavarono versando agli inglesi 550.000 lire di riscatto per le navi e le artiglierie rimasero al loro posto.

Il 24 giugno i Francesi rientrano in città

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