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Percorsi sostenibili
Casella – Genova in bici

Casella – Genova in bici

Percorso che consente di rientrare a Genova da Casella, raggiunta con il trenino, percorrendo il più possibile strade secondarie e a basso traffico. In alcuni brevi punti necessario scendere dalla bici e procedere a spinta su crose. Si costeggia in alcuni tratti la ferrovia e poi i forti e le mura di Genova. Da Casella si raggiunge Crocetta d’Orero con la SP 3. Volendo evitare questo primo tratto di strada in salita si può anche scendere dal trenino alla fermata di Canova – Crocetta. Da Crocetta si segue la SP 2 fino a Busaletta, poco dopo l’omonima fermata del trenino si svolta a sinistra in salita attraversando la ferrovia. In breve si arriva su di un poggio da quale si scende nei pressi di Vicomorasso. Si svolta quindi a sinistra in Via Cà Rasori. La stradina ripiega subito a destra e termina presso un gruppo di case. Per un breve tratto è necessario scendere dalla bici e percorrere una mulattiera che fa attraversare nuovamente la ferrovia nei pressi della fermata di Vallombrosa. Ritornati in sella si scende fino ad incontrare nuovamente la SP 2 che si percorrerà in discesa fino a Picarello. Qui giunti si svolta a sinistra in salita sulla SP 43 che riporterà in quota a Torrazza e Campi. Giunti ad un bivio si prenderà a destra per Casanova, si passerà sopra questa località e si raggiungerà Camporsella dove si segue la segnaletica per Geminiano. Si prosegue in discesa fino a trovare sulla sinistra una stradina preclusa al momento al transito automobilistico ma asfaltata anche se in cattivo stato. Procedere eventualmente a spinta. Ritornata in buono stato la strada entriamo in comune di Genova in località Campora. Dalla cappelletta di Campora proseguiamo diritti in Via San Lorenzo di Casanova ed in breve arriviamo a Via Superiore di Begato che è una crosa che andrà percorsa con un po’ di attenzione in discesa, eventualmente scendendo dalla bici. Ritornati sulla strada asfaltata troviamo via Begato che prendiamo a sinistra in ripida salita. Questa ci porterà fino alla remota località di Fregoso che ha dato le origini all’omonima famiglia nobiliare genovese che ha visto ben tredici suoi esponenti diventare dogi della repubblica. Dopo Fregoso si perviene alle mura di Granarolo e si scende in Piazza Acquaverde con le vie B. Bianco – del Lagaccio – G. Avezzana – della Provvidenza.

Punti di interesse

  1. Palazzo Fieschi. Il palazzo Fieschi, sito nella piazza principale, oggi denominata piazza XXV Aprile, fu fatto costruire dai Fieschi sul finire del XVII secolo, molto probabilmente nel 1691 con la definitiva configurazione della piazza, proprio all’incrocio dei due principali assi viari (la strada “dei Feudi Imperiali” e la “Via del sale”). Il palazzo, in stile rinascimentale e barocco, si sviluppa a pianta quadrata e a due piani di altezza, dotato di una corte interna e di una torre d’avvistamento quadrata sulla cui facciata è visibile lo stemma gentilizio dei Fieschi. L’edificio ebbe soprattutto funzioni amministrative e di controllo merci, ma in alcuni periodi fu anche residenza estiva dei Fieschi.
  2. Museo km 24 della Ferrovia Genova – Casella. Nello spazio di Crocetta d’Orero il visitatore potrà fare un vero e proprio viaggio nella storia della ferrovia grazie alle componenti storiche esposte, che sono parte del patrimonio industriale della ferrovia, dal materiale rotabile alla linea, e ai progetti, disegni e fotografie d’epoca che ne illustrano l’evoluzione. All’esterno del museo sono esposti lo storico carro F23, già utilizzato come carro merci negli anni 1934/1944, e una sezione della linea aerea storica. Presso il museo sono installati schermi touch, da cui si possono sfogliare progetti e documenti della ferrovia. Grazie alla narrazione video si può scoprire l’evoluzione del trenino ma non solo, si può approfondire la conoscenza del territorio e la cultura delle vallate. Il Museo 24 km della Ferrovia Genova Casella è aperto al pubblico ogni sabato dalle ore 10.00 alle ore 13.00.
  3. Monte Tullo. Piccolo e caratteristico rilievo a forma di cono regolare, chiamato anche Tulon o Cuffetta, che si innalza ad Ovest del Monte Sella, dominando la conca di Sant’Olcese e Vicomorasso, con una croce sulla spianata sommitale. E costituito da rocce dure, più resistenti del terreno circostante, formato da argille nerastre. Il rilievo che costituisce la cima ha la forma di un cesto capovolto (Cuffa o Cuffetta).
  4. Sant’Olcese. La patria dell’omonimo salame e della mostardella. Merita una deviazione sulla SP2 per visitare una delle macellerie del paese che producono queste prelibatezze.
  5. Prelibatezze dolciarie. Qui prodotti tipici dolciari acquistabili direttamente presso la fabbrica: canestrelli, canestrellini, biscotti del Lagaccio e molto altro.
  6. Forte Diamante. È uno dei forti più caratteristici dell’intera cinta muraria difensiva di Genova. Venne realizzato nel 1758 proprio sulla vetta del Monte Diamante, a circa 667 metri di altezza. La posizione dominante sulla Val Polcevera e sulla Val Bisagno e la distanza dal centro cittadino, fecero del Forte il primo baluardo difensivo della città contro le incursioni provenienti da Nord.
  7. Forte Fratello Minore. Situato sulla vetta del Monte Spino, a circa 600 metri di altezza, in posizione panoramica e strategicamente importante. Iniziato nel 1815, fu completato nel 1832. Sorge sulla direttrice di alcuni itinerari che, dal centro del Parco delle Mura, conducono agli abitati di Begato e Geminiano, antichi centri agricoli.
  8. Fregoso. Il toponimo della località cresciuta lungo il percorso di una delle tante “vie del sale” si deve mettere in relazione alle piante di felce che vi vegetavano. Originaria di questa località è la famiglia dei Campofregoso che rivestì fra il XIII e XVI secolo, un ruolo primario nella storia della Repubblica di Genova con ben 13 dogi.
  9. Ferrovia a cremagliera di Granarolo. Stazione a monte della ferrovia a cremagliera Principe – Granarolo, una delle più antiche d’Italia, costruita nel 1901 ha iniziato il servizio al pubblico nello stesso anno.
Davide Papalini, CC BY-SA 3.0, da Wikimedia Commons

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