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Valbrevenna e il castello di Senarega

Valbrevenna e il castello di Senarega

Dal centro di Casella si raggiunge la SP 226 nei pressi di Avosso e la si imbocca sulla sinistra per un breve tratto. Nel centro di Avosso si svolta nuovamente a sinistra imboccando la SP 11 che risale il torrente Brevenna. Si incontrano diverse località Carsassina, Molino Vecchio, Madonna dell’Acqua dove merita una sosta l’omonimo santuario. L’origine del santuario è fatta risalire dalla tradizione ad un fatto prodigioso che sarebbe avvenuto nel 1584, quando, durante un’epidemia di peste, una pastorella, colpita dal contagio, seguendo una voce soave che diceva Salus Infirmorum, ora pro nobis (Salute degli infermi, prega per noi) attinse ad una fonte sulla riva del torrente e fu risanata. Dopo il santuario si arriva infine all’antico borgo di Senarega dominato dal castello-torre Senarega-Fieschi dal nome delle due principali famiglie nobiliari che si susseguirono sulla proprietà dell’edificio. Il rientro a Casella avverrà per la stessa strada.

Punti di interesse

Palazzo Fieschi. Il palazzo Fieschi, sito nella piazza principale, oggi denominata piazza XXV Aprile, fu fatto costruire dai Fieschi sul finire del XVII secolo, molto probabilmente nel 1691 con la definitiva configurazione della piazza, proprio all’incrocio dei due principali assi viari (la strada “dei Feudi Imperiali” e la “Via del sale”). Il palazzo, in stile rinascimentale e barocco, si sviluppa a pianta quadrata e a due piani di altezza, dotato di una corte interna e di una torre d’avvistamento quadrata sulla cui facciata è visibile lo stemma gentilizio dei Fieschi. L’edificio ebbe soprattutto funzioni amministrative e di controllo merci, ma in alcuni periodi fu anche residenza estiva dei Fieschi.

Santuario di Nostra Signora dell’Acqua. L’origine del santuario è fatta risalire dalla tradizione ad un fatto prodigioso che sarebbe avvenuto nel 1584, quando, durante un’epidemia di peste, una pastorella del borgo di Ravino (ora scomparso), colpita dal contagio, seguendo una voce soave che diceva Salus Infirmorum, ora pro nobis (Salute degli infermi, prega per noi) attinse ad una fonte sulla riva del torrente e fu risanata. Anche il parroco di Pareto, inizialmente incredulo, cadde ammalato e anch’egli guarì dopo aver bevuto l’acqua della fonte. Fu così costruita vicino alla sorgente una piccola cappella in legno e poi, nel 1744, l’attuale santuario, una piccola chiesa a navata unica con un portico antistante. Accanto alla chiesa fu realizzato tra gli anni 1908-1909 l’ospizio dei pellegrini. Sull’altare si trova la statua marmorea di Nostra Signora dell’Acqua, o Madonna dei Tartari, opera di un ignoto artista genovese dei primi anni del Settecento.

Castello Senarega-Fieschi. E’ formato da due parti a pianta quadrata: la torre, costruita nel XII secolo e il palazzo, edificato nel XV secolo. L’edificio è costruito con materiale locale e coperto di ciàppe di calcare marnoso. L’accesso avviene tramite un ponte in pietra che ha probabilmente sostituito un precedente ponte levatoio. All’interno vi sono poche stanze sufficientemente ampie; l’ingresso è molto grande ed è dotato di un camino, mentre al piano superiore si può notare un grande forno per il pane. I sotterranei erano adibiti a prigione, ma in essi si trova anche una stanza con grandi anelli in ferro, utilizzati per torturare e impiccare i ribelli. I primi proprietari del castello furono i Senarega i quali lo lasciarono nel ‘400 ad alcuni componenti della famiglia dei Fieschi, i quali lo conservarono fino alla caduta dei feudi imperiali. L’edificio ebbe funzioni principalmente amministrative e fiscali sui territori della valle e non visse mai momenti bellici. In questi ultimi anni, il castello ha ospitato una comunità per il recupero degli ex-tossicodipendeti, mentre oggi è disabitato e, purtroppo, chiuso e quindi non visitabile. All’esterno del castello si può notare un arco su cui passava l’acqua che fuoriusciva da una fontana che era posta in una nicchia denominata Boccabagia. Oltrepassando questo arco si giunge al piccolo cimitero e all’Oratorio di San Giovanni Battista, esistente già nel 1500 e ampiamente ristrutturato nel 1911 (quando fu aperto un nuovo ingresso) e nel 1930.

Credits immagine

Nazario

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