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Ciclismo urbano
Più bici, più sicurezza? Il ruolo del bike sharing a Genova alla luce del principio “safety in numbers”

Più bici, più sicurezza? Il ruolo del bike sharing a Genova alla luce del principio “safety in numbers”

La recente comunicazione del Comune di Genova sull’espansione del bike sharing – con oltre 17.000 corse in un mese – rappresenta un dato rilevante non solo in termini di mobilità sostenibile, ma anche sotto il profilo della sicurezza stradale.

Per interpretarlo correttamente, è utile richiamare un principio consolidato in letteratura: il cosiddetto **“safety in numbers”**¹.


1. Il principio: più ciclisti, rischio individuale minore

Il concetto di safety in numbers descrive una relazione empirica osservata in numerosi contesti urbani:

all’aumentare del numero di ciclisti (o pedoni), il rischio individuale di incidente per ciascun utente tende a diminuire.

Non si tratta di una semplice proporzionalità lineare. Al contrario, diversi studi mostrano che:

  • gli incidenti crescono meno che proporzionalmente rispetto al numero di ciclisti;
  • il rischio per singolo ciclista si riduce all’aumentare della presenza complessiva.

Questo effetto è stato documentato in diverse città e paesi, ed è oggi considerato un riferimento per le politiche di promozione della mobilità attiva.


2. I meccanismi alla base

Le principali spiegazioni del fenomeno sono riconducibili a tre fattori:

a) Maggiore attenzione degli automobilisti
La presenza più frequente di biciclette nello spazio stradale aumenta l’aspettativa degli automobilisti, che tendono ad adottare comportamenti più prudenti.

b) Adattamento del sistema traffico
Con più ciclisti:

  • si riduce la velocità media dei veicoli;
  • aumenta la consapevolezza della vulnerabilità degli utenti;
  • si modificano le interazioni agli incroci.

c) Pressione sulle politiche pubbliche
Una maggiore domanda ciclistica favorisce:

  • investimenti infrastrutturali;
  • interventi di moderazione del traffico;
  • miglioramenti normativi e regolatori.

3. Il contributo del bike sharing

In questo contesto, il bike sharing svolge un ruolo specifico e rilevante:

  • aumenta rapidamente il numero di biciclette in circolazione, anche tra utenti non abituali;
  • introduce nuovi profili di utenti, ampliando la base ciclistica;
  • rende visibile la domanda latente di mobilità ciclistica.

Dal punto di vista del safety in numbers, il bike sharing agisce quindi come acceleratore dell’effetto di massa critica.

È ragionevole ritenere che l’incremento osservato a Genova contribuisca già oggi a migliorare, almeno in parte, le condizioni di sicurezza percepita e reale.


4. Limiti e condizioni di efficacia

È tuttavia importante evitare letture semplificate.

Il principio di safety in numbers:

  • non sostituisce le infrastrutture;
  • non elimina il rischio, soprattutto in contesti ad alta velocità;
  • funziona pienamente solo oltre una certa soglia di diffusione.

In assenza di:

  • reti ciclabili continue;
  • intersezioni sicure;
  • moderazione della velocità,

l’aumento dei ciclisti può non essere sufficiente a garantire livelli adeguati di sicurezza.


5. Implicazioni per Genova

L’attuale fase rappresenta quindi un passaggio strategico.

L’aumento delle biciclette dovuto al bike sharing:

  • conferma l’esistenza di una domanda reale;
  • contribuisce a generare condizioni favorevoli alla sicurezza;
  • crea una base su cui costruire politiche più strutturate.

La sfida è ora trasformare questa crescita quantitativa in qualità del sistema, attraverso:

  • infrastrutture coerenti e continue;
  • interventi di moderazione del traffico;
  • integrazione con il trasporto pubblico.

6. Conclusione

Il bike sharing non è solo un servizio, ma un fattore di trasformazione del sistema urbano.

Alla luce del principio di safety in numbers, l’aumento delle biciclette in circolazione a Genova rappresenta un segnale positivo anche sul piano della sicurezza.

Affinché questo effetto si consolidi, è necessario accompagnarlo con politiche coerenti e interventi strutturali, capaci di rendere la presenza delle biciclette non episodica, ma parte integrante dello spazio urbano.


Note

  1. Il concetto di safety in numbers è stato formalizzato da Jacobsen (2003), “Safety in numbers: more walkers and bicyclists, safer walking and bicycling”, Injury Prevention. Ripreso e divulgato anche da FIAB: https://fiabitalia.it/safety-in-numbers/

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