
Progettare ciclabili moderne e sicure: oltre le polemiche, i criteri tecnici
Il dibattito sulle ciclabili in città è costante: ogni volta che si avvia un intervento o si presenta un nuovo progetto, si riaccendono polemiche basate più su impressioni emotive che su valutazioni tecniche. Questo approccio rischia di oscurare gli elementi fondamentali necessari per costruire una rete ciclabile moderna, continua e realmente sicura, capace di invogliare all’utilizzo quotidiano.
Per anni, in passato, abbiamo assistito a interventi episodici: tratti isolati, scollegati dal contesto urbanistico, spesso tortuosi, poco visibili e quindi poco utilizzati. Il risultato era la conferma del solito ritornello secondo cui “le ciclabili non le usa nessuno”. Un esempio emblematico è la ciclopedonale di via Giacomo Bruzzo a Bolzaneto: molti non sanno neppure che esiste, e il suo percorso privo di logica urbana inizia e finisce nel nulla.
Un cambio di paradigma è arrivato con l’approvazione all’unanimità, il 27 aprile 2022, del Piano della Mobilità Ciclistica – Biciplan della Città Metropolitana di Genova. Il documento fornisce criteri progettuali chiari e aggiornati: da quel momento non ci sono più alibi per realizzare interventi scoordinati o di dubbia efficacia.
I criteri progettuali del Biciplan
Il Biciplan chiarisce che non basta costruire “infrastrutture ciclabili”: il piano richiede una visione integrata, capace di includere interventi per ridurre la velocità dei veicoli, garantire continuità ai percorsi, mettere in sicurezza gli attraversamenti e qualificare l’ingresso alle aree residenziali, in coerenza con quanto previsto dalla legge 2/2018.
Tra i criteri generali da adottare, il Biciplan evidenzia:
- Downgrade della classificazione stradale quando incompatibile con la Vision Zero, soprattutto nei contesti ad alta incidentalità.
- Eliminazione degli spazi stradali inutilizzati, come corsie eccessivamente larghe o fasce laterali prive di funzione.
- Omogeneizzazione della capacità stradale, eliminando le doppie corsie superflue.
- Messa in sicurezza degli incroci, i principali punti di conflitto tra automobilisti e ciclisti.
- Riduzione dell’effetto barriera delle strade tramite velocità più basse e attraversamenti protetti, così da aumentare la permeabilità urbana.
- Adozione di caditoie “ciclabili” 100×20 cm e sostituzione progressiva di quelle non idonee.
Continuità e linearità: condizioni essenziali di sicurezza
Uno degli aspetti più critici è la gestione degli incroci e, più in generale, della continuità della rete ciclabile. È ormai consolidato che le piste ciclabili separate possono aumentare il rischio proprio in corrispondenza degli incroci, se progettate in modo frammentato. Una rete che inizia, finisce, cambia lato della strada o obbliga a deviazioni innaturali non solo espone a maggiore pericolo, ma risulta anche poco attrattiva per gli utenti.
In alcuni casi il paradosso è evidente: risulta più sicuro e prevedibile procedere in carreggiata, con un percorso lineare e coerente, rispetto a seguire una pista adiacente che obbliga a continui cambi di traiettoria o interruzioni.
Questo aspetto è ben noto ai progettisti che utilizzano quotidianamente la bicicletta nel traffico urbano. Al contrario, chi progetta senza un’esperienza diretta tende a conoscere perfettamente norme e regolamenti, ma rischia di produrre soluzioni formalmente corrette e tuttavia poco funzionali, poco sicure e poco attrattive.