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1747 – l’assedio alla Madonna del Monte

 

1747, Guerra di successione al trono d’Austria.

Un anno dopo la cacciata degli austriaci da Genova grazie alla rivolta iniziata dal Balilla la guerra di successione al trono d’Austria continua e gli austriaci, alleati con i piemontesi, ci riprovano a riprendersi Genova. I difensori resistono su più fronti, uno di questi è la Madonna del Monte, fossero arrivati lì con i loro cannoni avrebbero potuto martellare le mura della città.

Il nostro giro in bici ripercorrerà la linea di Levante dell’assedio con alcuni tratti a piedi cercando di individuare sul terreno i luoghi che hanno interessato gli eventi descritti.

Prima di partire consigliamo di consultare il blog “C’era una volta Genova” dal quale sono state tratte alcune informazioni storiche http://ceraunavoltagenova.blogspot.com/2018/09/1747-guerra-di-successione-austriaca_74.html e se si vuole approfondire ulteriormente risulta molto utile la consultazione della Tesi di Laurea
“Assedio e fortificazioni di Genova 1746-1747” di Alessandro Penchi https://unire.unige.it/bitstream/handle/123456789/4506/tesi20127420.pdf?sequence=1

Partendo dalla stazione di Genova Brignole raggiungiamo il quartiere di San Fruttuoso e da lì saliamo alla Madonna del Monte seguendo il percorso indicato nella mappa.

Stazioni:

1. Piazzale della Madonna del Monte
Stando qui si riesce bene a capire come fosse fondamentale per i genovesi difendere la postazione. Le mura di San Bernardino sono di fronte a noi, sull’altro versante della Val Bisagno, ed ampiamente dentro la portata dei cannoni dell’epoca.

2. Muro del bosco dei frati ed antico cimitero di San Fruttuoso
Lungo questo muro vi era la linea di difesa principale e nell’adiacente cimitero era probabilmente situata una batteria di cannoni. Merita un cenno la parte “privata” del cimitero dove sono custodite le tombe dei nobili Negrone, una delle più antiche e importanti famiglie aristocratiche genovesi che diedero alla Repubblica ben 4 dogi.

3. Ridotta difensiva avanzata
Su questa collinetta dove nella seconda guerra mondiale è stata installata una batteria contraerea esisteva ai tempi del 1747 una ridotta difensiva che sovrastava la linea del fronte di Pianderlino e fronteggiava la cappella fortificata di Santa Tecla (dove successivamente fu costruito il forte che oggi conosciamo) occupata dagli assedianti.

4. Linea del fronte
In questo avvallamento fra le due colline, detto Pianderlino, correva la linea del fronte.

5. Trincee austriache a dente di sega
Parcheggiando le bici a lato strada e scendendo sempre diritti giù per il sentiero della Costa Bruciata si incontrano dei solchi nel terreno che potrebbero essere stati delle trincee a dente di sega.

6. Ridotta austriaca
Sopra l’attuale serbatoio dell’acquedotto raggiungibile con una deviazione sterrata sono ancora visibili i resti di trinceramenti che fronteggiavano le postazioni genovesi che abbiamo visitato in precedenza.

7. Cappella fortificata di Santa Tecla
Dove oggi sorge il Forte di S.Tecla, costruito nelle sembianze attuali tra il 1814 ed il 1830, esisteva una cappella fortificata dove durante l’assedio del 1747 si installava una serie di batterie di cannoni austriaci.

8. Monastero di Santa Chiara
Qui gli assedianti avevano installato il loro quartier generale di questo settore.

9. Forte di San Martino
All’epoca non esisteva ancora, essendo stato costruito tra il 1820 ed il 1832. E’ sul culmine di una collina strategica per la difesa da levante della città e non a caso di qui passava la linea difensiva del 1747.

10. Valletta del Rio Parroco
Dalla collina dove oggi si erge il Forte di San Martino scorreva un rio, oggi tombinato, detto Rio Parroco. Come è evidente dalla carta del 1748 questo corso d’acqua seguiva la linea del fronte verso il mare.

11. Foce del Rio Parroco e linea difensiva costiera
Esattamente sotto l’accesso carraio dei bagni Lido sta l’attuale foce del Rio Parroco. La zona è stata completamente stravolta dalla costruzione di Corso Italia che ha tagliato il piccolo promontorio di San Giuliano ma guardando verso l’omonima abbazia e più a monte è evidente che qui c’era e c’è tuttora un costone che scende dalla collina di Albaro, anche piuttosto ripido e che consentiva un’efficace difesa.

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