Documento sulla ciclabilità in Liguria presentato al Congresso Regionale di Legambiente
Un’efficace programmazione della mobilità ciclistica in Liguria non può prescindere da:
REGOLE
La mobilità ciclistica deve essere considerata a tutti gli effetti uno dei sistemi di mobilità possibile, sia in ambito urbano,
sia extraurbano. È evidente che nel secondo caso ha prevalentemente una funzione turistica, ma lungo le riviere serve
anche a connettere le diverse polarità urbane e favorire anche gli spostamenti quotidiani. Un esempio per tutti: la
ciclabile Levanto – Framura oltre un’importante attrazione turistica è anche diventata un ottimo strumento per la
decongestione delle tortuose strade di collina del comprensorio.
Le politiche di pianificazione territoriale devono comprendere regole e criteri e non solo prese d’atto, indicazioni e
consigli (come nel PTR in corso di approvazione) e contemplare la ciclabilità in termini di:
1. spazio
2. continuità e riconoscibilità dei percorsi
TUTTI i sedimi ferroviari dismessi o di prossima dismissione e le aree di pertinenza ferroviaria devono essere vincolati
alla riconversione in percorsi ciclopedonali. Non è detto che poi servano, ma il vincolo serve per impedirne l’alienazione
ai prezzi di mercato ed avere una carta di contrattazione per favorire la cessione non onerosa alla proprietà pubblica
(tipo comodato d’uso come è avvenuto per il sedime ferroviario dismesso della Bologna-Verona).
I PUC e gli strumenti attuativi di trasformazioni urbanistiche e territoriali devono essere esaminati avendo presente il
progetto di rete ciclabile della regione Liguria (RCL) con la previsione del suo completamento e quindi prescrizioni
conseguenti.
Tutti i progetti di nuova viabilità e di adeguamenti viabilistici devono tenere conto della mobilità ciclistica, sia per quanto
riguarda gli spazi da dedicare a tale modalità di spostamento, sia per le regole di uso (velocità, attraversamenti, segnaletica).
RAPPORTI CON ALTRI SOGGETTI
TRENITALIA:
Di fondamentale importanza, in una regione come la nostra, è l’intermodalità treno + bici. Occorre assolutamente:
1. Mantenere la gratuità del trasporto bici sui treni regionali e promuoverla nelle altre regioni (almeno le confinanti)
2. Prevedere, nel rinnovo del materiale rotabile, sempre carrozze adeguate al trasporto delle biciclette
RFI:
E’ l’interlocutore fondamentale per i sedimi ferroviari dismessi. E’ necessario sviluppare accordi per il comodato d’uso
gratuito ti tali sedimi ( come detto se vengono vincolati da norme urbanistiche alla riconversione in percorsi ciclopedonali,
è molto più semplice…)
GRANDI STAZIONI E CENTO STAZIONI:
La mobilità all’interno ed all’esterno delle stazioni ferroviarie favorisce l’uso del treno. Occorre prescrivere che negli
interventi di adeguamento delle stazioni sia prevista l’accessibilità facilitata alle biciclette (che serve poi anche ai disabili
e alle persone con difficoltà di movimento) e parcheggi per le bici.
AGENZIA REGIONALE DEI TRASPORTI:
Intermodalità non è solo con il treno e ci sono molte zone dell’entro terra peraltro non servite da ferrovia. Occorre avviare
accordi e finanziamenti per l’attrezzatura di portabici sui bus extraurbani (lungo linee adeguatamente selezionate rispetto
alla possibile domanda di mobilità ciclistica).
ANAS:
ANAS considera le strade statali di sua proprietà (quelle al di fuori dei centri abitati superiori ai 10.000 abitanti), come
viabilità solo per i mezzi motorizzati. Gli altri utenti (pedoni e ciclisti) sono tollerati – male. Non accetta attraversamenti
pedonali al di fuori dei centri abitati e riduzione di velocità, anzi, i suoi interventi sono tutti volti a consentire, attraverso
allargamenti, rettifiche ed eliminazione degli attraversamenti predisposti quando le statali erano in gestione alle Province,
di aumentare la velocità delle automobili. Il problema è che da noi, in particolare lungo l’Aurelia, ma non solo, si muovono
moltissimi ciclisti e pedoni, soprattutto nel periodo estivo, che le statali intercettano moltissimi centri abitati, spesso
sprovvisti di adeguato marciapiede, che non ci sono controlli della velocità e che in molti casi basterebbe la riduzione del
limite di velocità (garantita da adeguati interventi di moderazione del traffico) e una riduzione delle carreggiate stradali a
misure più consone alla situazione di promiscuità con l’urbanizzato tipica del nostro territorio, per realizzare dei percorsi
protetti per pedoni e ciclisti.
La Regione non è mai intervenuta politicamente su ANAS, né a livello locale né centrale, è l’ora che inizi a muoversi in
modo coordinato e forte.
ALTRE REGIONI E GOVERNO CENTRALE
La Regione deve continuare e rafforzare il suo ruolo nel tavolo tecnico sulla mobilità ciclistica e nella Commissione
Infrastrutture, Mobilità e Governo del Territorio della Conferenza delle Regioni e Province autonome. Quindi i tecnici che
lavorano devono avere un mandato politico e potersi rapportare con gli amministratori che poi partecipano ai tavoli
politici.
RISORSE
In base allo studio di fattibilità appena concluso per l’intero ponente ligure, condiviso con tutte le
amministrazioni comunali, si stima che le risorse necessarie al completamento della rete ciclabile dal confine di Stato a
Genova sia di circa 60 M€ ad esclusione degli interventi di recupero della ferrovia tra San Lorenzo ed Andora e di alcuni
tratti già progettati dagli Enti locali. Si può ragionevolmente pensare che la realizzazione di un percorso protetto,
riconoscibile, gradevole da percorrere per tutto questo ambito, anche sfruttando le passeggiate esistenti, percorsi in aree
urbane e alcuni tratti promiscui con viabilità veicolare possa attestarsi ad oltre 80 M€ ad esclusione dell’acquisizione dei
sedimi ferroviari dismessi.
Per il levante le necessità sono decisamente inferiori e non ancora quantificate, anche se solo tra bassa Val di Magra e
Golfo della Spezia si aggirano ipoteticamente intorno ai 10 M€.
È necessario quindi che la Regione si impegni a:
1. reperire progressivamente e costantemente finanziamenti per il completamento della rete;
2. attivare strumenti regolatori (anche facendosi portavoce verso il Governo centrale) per l’acquisizione non onerosa dei
sedimi ferroviari dismessi, la regolamentazione delle strade statali, in particolare dell’Aurelia – che in Liguria non può
essere considerata alla stregua delle statali di regioni pianeggianti, con molto spazio e poche interferenze con utenti non
motorizzati (pedoni e ciclisti);
3. fornire strumenti regolatori, criteri e vincoli agli Enti locali che facilitino e incentivino la realizzazione dei percorsi
ciclopedonali.
4. Veicolare finanziamenti per la sicurezza. In particolare, per adottare tutte le misure tecniche di prevenzione (Zone 30,
Moderazione del Traffico, etc.), i mezzi e le azioni di protezione collettiva (segnaletica, separazione fisica, controllo delle
infrazioni), gli automatismi di controllo della marcia dei veicoli (limitatore automatico di velocità, rilevatori anticollisione,
ecc.) nonché i provvedimenti di riorganizzazione dello spazio stradale affinché il rischio sia minimizzato.
5. Veicolare finanziamenti per la formazione sulla mobilità sostenibile di coloro che a loro volta sono preposti alla
formazione sulla sicurezza stradale (polizia municipale, funzionari pubblici, scuole guida) al fine di far evolvere la loro
visione dello spazio urbano, ad oggi drammaticamente autocentrica.
Insomma che si inizi a considerare la mobilità ciclistica non solo come un ottimo volano per il turismo e una moda ma
come un vero strumento di mobilità di pari dignità rispetto agli altri.