
Città 30 e sicurezza stradale: un tema di dati e buon senso
Facciamo innanzitutto una premessa: siamo all’inizio del 2026 e, comprensibilmente, nel dibattito pubblico iniziano a circolare numeri e valutazioni sugli incidenti stradali del 2025.
È però necessario chiarire un punto fondamentale: gli unici dati nazionali ufficiali, consolidati e validati disponibili oggi sono quelli relativi all’anno 2024, pubblicati da ISTAT.
I dati sugli incidenti stradali richiedono tempi lunghi di raccolta, verifica e consolidamento. Le anticipazioni o i dati parziali riferiti al 2025 non possono essere considerati completi né definitivi e non sono quindi una base solida per valutazioni strutturali o decisioni di policy.
È dunque sui dati 2024 che è corretto e responsabile ragionare.
Le principali cause degli incidenti (dati ISTAT 2024 riguardanti tutta Italia)
Secondo ISTAT, le tre principali circostanze accertate degli incidenti stradali sono:
- Distrazione alla guida: 15,7%
- Mancato rispetto della precedenza: 13,5%
- Velocità troppo elevata: 8,6%
Di fronte a questi numeri, qualcuno tende a minimizzare il tema della velocità: “solo l’8,6%, quindi non è un problema centrale”.
È una lettura fuorviante.
La velocità come moltiplicatore del rischio e del danno
Nei casi di distrazione o di mancata precedenza, la velocità non è un fattore marginale: è ciò che trasforma un errore in un evento grave o mortale.
Dal punto di vista fisico, l’impatto varia drasticamente al variare della velocità:
- 30 km/h: impatto paragonabile a una caduta dal primo piano di un edificio (circa 3–4 metri), con una probabilità di sopravvivenza intorno al 90%
- 50 km/h: impatto simile a una caduta dal terzo piano (circa 9–10 metri)
- 70 km/h: impatto paragonabile a una caduta dal sesto piano (18–20 metri), con probabilità di sopravvivenza prossima allo zero
A questo si aggiunge un altro elemento cruciale: all’aumentare della velocità diminuiscono i tempi di reazione del guidatore, rendendo molto più probabile l’impatto con l’utente vulnerabile della strada – pedoni, ciclisti, bambini, anziani.
Per questo la velocità non è una “causa minore”: è il moltiplicatore del danno.
Città 30: cosa significa (e cosa non significa), anche a Genova
È importante chiarire cosa si intende per Città 30, anche nel contesto genovese.
Città 30 non significa andare a 30 km/h in autostrada, in Corso Europa, sul Lungomare Canepa o su altre infrastrutture di scorrimento.
E non significa nemmeno limitarsi a installare un cartello di limite a 30 km/h.
Città 30 significa intervenire in modo strutturale sulle strade urbane che non hanno funzione di scorrimento, affinché la velocità più bassa diventi naturale e coerente con lo spazio:
- configurazione della carreggiata
- incroci più leggibili e sicuri
- attraversamenti pedonali protetti
- riequilibrio dello spazio pubblico a favore delle persone
Non si tratta di un’impostazione ideologica o “green”: è una questione di buon senso, sicurezza e prevenzione.
Conclusione
Ragionare seriamente sulla sicurezza stradale significa partire da dati ufficiali, verificati e consolidati, e interpretarli correttamente.
I dati ISTAT 2024 ci dicono che ridurre la velocità urbana è uno degli strumenti più efficaci per ridurre la gravità degli incidenti, anche quando le cause immediate sono altre.
Il resto è una scelta collettiva.
Fonte: ISTAT – Incidenti stradali, anno 2024